La moda pericolosa di intrupparsi coi fascisti di Casa Pound

Riprendo questo interessante post di Rosellina970 su Bella Ciao.

Da qualche tempo va di moda in certi ambienti della sinistra per bene , quella invitata a tavola dalla destra, per intenderci, fare a gara a smorzare, modificare svendere l’antifascismo in modo che diventi un otpional, un accessorio demodè, che perda il suo profilo costituzionale. Ricordo Sansonetti ed Armeni tempo fà parlare a favore di Blocco Studentesco e del loro diritto di manifestare a Roma. Insomma la fiera della ipocrisia. ( Del resto la mignottocrazia va a braccetto con il fascismo )Il 25 aprile tutti, o quasi, parlano dell’ Antifascismo come base imprenscindibile per ogni futuro ordinamento sociale e politico. In pratica, tutto questo si riduce a pura retorica. Innumerevoli fatti e circostanze nella vita di tutti i giorni sono la prova di quanta ipocrisia e falsità si nasconda all’interno di tanta parte di questa sinistra “celebrativa”. L’ultimo fatto che evidenzia questa sporcizia non solo morale, si sta verificando in Puglia, dove l’Ente regionale e il comune di Bari stanno patrocinando una iniziativa di Casa Pound tesa a presentare un libro di Domenico Di Tullio: ’’Nessun dolore, una storia di CasaPound’”. A tale evento, che si svolgerà il 29 Aprile a Bari, ha assicurata la sua presenza anche Pierluigi Introna, un consigliere comunale di Sinistra Ecologia e Liberta.

Come si vede anche il “profeta” della nuova sinistra, il “narratore” del nulla, Vendola, non si differenzia per niente, anzi, è perfettamente integrato e rappresenta la punta più avanzata di quell’accozzaglia politica che vorrebbe scalzare Berlusconi e sconfiggere le destre includendole nel proprio armamentario culturale, iniziando anch’egli una storia inventata, una narrazione creata sulle menzogne. Chi come me ha seppellito in poco tempo amici e compagni come Walter Rossi, Valerio Verbano e Francesco Lo Russo e poi ha visto pian piano i valori ed i principi delle bestie che li hanno uccisi divenire valori comuni dentro la società e nel governo del paese non puo’ che ritenere sempre valida la storia della rana e dell’acqua bollente

Adelante

Rosellina970

Published in: on 27 aprile 2011 at 23:19  Lascia un commento  

NON ESISTONO GUERRE GIUSTE, NEANCHE QUESTA

Premesso che non esistono guerre giuste, non esistono consessi internazionali che vigilino sullo stato delle democrazie con l’intento di diffonderle e proteggerle.

Esistono solo interessi economici e finanziari degli stati e delle grandi multinazionali, interessi confliggenti tra loro e che devono essere coordinati e sistemati. Talvolta per far questo servono crack finanziari, altre volte accordi commerciali col benestare del FMI , veri genocidi intrinsecamente diabolico ( alcuni accordi commerciali internazionali hanno fatto milioni di vittime in alcune parti del mondo)

Dobbiamo sempre rammentarlo altrimenti il virus mediatico del finto romanticismo ipocrita del pensiero liberale ci prende alla gola e ci soffoca anche il cervello.

Non è che Bush con la guerra umanitaria unilaterale abbia esaurito i mezzi ipocriti con cui l’occidente fa affari da secoli ammantandosi di umanitarismo più o meno compassionevole.

Nè puo’ pensarsi che la presenza del primo afroamericano al potere negli USA abbia di per sè modificato l’assetto degli interessi e le procedure previste per garantirsi la migliore sistemazione degli stessi.

Certo ora si è più attenti a preparare certe tavole apparecchiate con il consenso preventivo di tutti e ciò puo’ essere un bene, ma lo Yemen o l’Arabia Saudita attuali ed il Ruanda di qualche anno fà  rimangono cibo che nessuno si vuol mangiare, domande  senza risposta, dittature senza censura.

Premesso ciò occorre ammettere che questa libica sembrava il continuo della guerra di liberazione intrapresa dalle masse del Maghreb.

Ma non è cosi’, solo ragionandoci un po’.

La fame e la libertà.

Sarà la maggiore potenza della cricca intorno a Gheddafi , sarà il livello economico  estremamente superiore del cittadino libico medio rispetto ai suoi fratelli del ,Maghreb, sarà la divisione estremamente tribale della società, ma c’è qualcosa di diverso in questa crisi, sia totto il profilo della fame che della libertà.

Difatti anch’io, dopo una iniziale simpatia più che altro mediatica e contestuale ( è facile pensare che fenomeni politici continui  geograficamente e temporalmente lo siano anche nella sostanza), comincio a farmi delle domande.

E se fosse questa libica una rivolta eterodiretta da qualcuno, per scalzare infine l’arcinemico Gheddafi approfittando dell’epidemia rivoluzionaria che colpisce il nordafrica?

...CONTINUA QUI IL POST DI ROSELLINA970

Published in: on 21 marzo 2011 at 20:24  Lascia un commento  
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SCIOPERO GENERALE POLITICO CONTINUATO FINO A CHE…

Non voglio continuare a scendere ancora fino ad essere sommerso dal fango e non poter più respirare. E’ questo l’effetto che mi fa il berlusconismo, ho voglia di ricominciare a respirare. Non dipende solo dal berlusca.

Il Berlusconismo si è sommato ad altro vecchio e nuovo sfruttamento, causando un’aria irrespirabile.

Ti dicono che la colpa è tua perchè non lavori abbastanza, perchè non vuoi fare pause più brevi, perchè tuo padre che prende una pensione di 650 euro deve fare altri sacrifici per la collettività, perchè insomma la colpa è dell’occidente opulento che vive soprai suoi mezzi.

A quanto pare io e Marchionne apparteniamo allo stesso occidente opulento, solo che io lavoro sempre di più, con meno diritti e per meno salario, lui guadagna decine di milioni di euro, spesso e volentieri in forme esentasse.

Però ci voglion far credere che siamo nella stessa barca…

Mentre sale la sana rabbia operaia che ti fa lottare, devi però  subire anche l’ignominia di essere governato da un delinquente politico travestito da pagliaccio, che oltre rincoglionirti di stronzate, contribuisce ad affamarti ed ad apparecchiarti un futuro precario da sconfitto. Il pagliaccio inoltre  sta sfasciano la casa dove tutti abitiamo, sta gettando fango e merda su noi tutti, sta creando un nuovo fascismo inj forma lenta e graduale nonchè un buco economico, finanziario e culturale che ci vorranno decenni per riposizionare ogni cosa al suo posto.

Ed ho già una mezza idea su chi sarà prescelto per fare sacrifici. Dopo la caduta del nano.

Intanto siamo qui, con una mano avanti ed una indietro, ad assistere alla nostra fame cedendo in ogni accordo un pezzo della nostra storia, mentre i padroni e le loro cricche si mangiano quel che resta di sociale e collettivo in questo paese.

E mentre  il nano distrugge tutto salvando solo i fatti propri. Brutta sensazione di impotenza.

Ora basta. A costo di scendere in piazza per giorni e giorni e rimetterci altri soldi  voglio che almeno questo stronzo aggiuntivo se ne vada . E subito.

Da tempo c’é una richiesta di Cremaschi ( FIOM) per uno sciopero politico generale finchè il nano non scappa ad Antigua.

La notizia è che ieri anche il resto della CGIL ne ha annunciato uno, di sciopero: “Il Governo sta affossando il Paese, sulla base di questo giudizio” proclamare lo sciopero generale per la Cgil è “una scelta di responsabilita”‘.( Rainews24 )

SCIOPERO GENERALE POLITICO: IN PIAZZA FINCHE’ BERLUSCONI NON SE NE VA

Bologna, 25-02-2011

“Il Governo sta affossando il Paese, sulla base di questo giudizio” proclamare lo sciopero generale per la Cgil è “una scelta di responsabilita”‘. Lo sostiene Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. Sulla data dello sciopero non si è sbilanciata, lo sciopero si farà “quando servirà a dare il segno che il Governo e il Paese devono cambiare passo”.

Continua qui il post

ED INTANTO IL MOVIMENTO DEI PRECARI non sta a guardare e va VERSO LO SCIOPERO PRECARIO

Non si potrebbe riunire tutti sotto una unica lotta? Si potrebbe e si è fatto anche se con difficoltà.

Rosellina970

In onore di Valerio Verbano. La rana e l’acqua bollente…

A trent’anni dalla scomparsa del compagno Valerio Verbano, voglio ricordarlo anche con questo documentario andanto in onda su RAISTORIA e pubblicato  sul Canale Youtube della FusoElektronique.

Ricostruzione ricavata dalle indagini.

Alle 13,00 del 22 febbraio 1980 tre persone si presentano a casa di Valerio: “Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli”, dicono alla madre, che apre. Viene subito immobilizzata, e la stessa sorte tocca al padre. Sono armati con pistole munite di silenziatore. Valerio non è ancora tornato da scuola. Alle 13,30 Valerio apre con le sue chiavi la porta di casa ed è subito assalito dai tre, con i quali ha una breve colluttazione, poi viene immobilizzato e ucciso con un colpo alla schiena.

E’ dubbio se fu ucciso “precipitosamente” a causa della sua resistenza, se volessero prima “fargli delle domande”, come accennarono alla madre i tre assassini: queste considerazioni possono avere interesse solo in relazione con quanto vedremo circa le “ragioni” dell’uccisione di Valerio.
Per il resto… la morte di Valerio pesa come una montagna.

L’assassinio di Valerio non fu un una “semplice” conseguenza di uno scontro tra compagni e fascisti, né dell’agguato in strada, come spesso è avvenuto. Abbiamo sempre saputo, al di là delle “verità processuali”, che Valerio fu ucciso per delle ragioni precise… continua qui il dossier sulla morte di Valerio.

“..La parte più interessante è che molti sapevano dell’esistenza del dossier coi documenti raccolti da Valerio, specialmente  un giudice che indagava sull’eversione nera, Mario Amato. La documentazione raccolta da Valerio, sparita prima della sua morte dall’ufficio corpi di reato, sarebbe improvvisamente ricomparsa tra le mani di questo giudice. Amato muore per mano dei NAR il 24 giugno 1980.
Poi c’è la strage del 2 agosto a Bologna. I giudici che indagarono su questo attentato hanno più volte affermato che gli omicidi di Valerio e di Amato sono connessi.! “

E qui si ferma la storia conosciuta.

Nel mio piccolo questo anniversario è solo uno dei tanti ( Walter Rossi, Francesco Lo Russo e tutti gli altri…) che mi fanno nascere innumerevoli domande.

Rammentando l’ambiente di allora, nelle scuole, nelle fabbriche ma anche per strada e nei bar, mi chiedo infatti dove e come abbiamo sbagliato se oggi questi esseri rispuntino fuori dalle fogne,  i nipotini di quei topi neri che costringemmo con la nostra egemonia a nascondersi , appunto, in quei confortevoli siti.

Non so’ dove ho letto la storiella della rana e della pentola d’acqua bollente: durante il fascismo la rana gettandosi nell’acqua bollente, scatta via ustionata e se ne tiene alla larga.

Oggi, negli ultimi vent’anni, la rana è entrata nell’acqua tiepida che pian piano si è riscaldata, mandando la rana in un tiepido torpore che l’ha fatta addormentare al calduccio. Che lentamente è divenuto caldo… non accorgendosi perciò poi in tempo che la sua pelle diventava sempre più rossa e stava bollendo, sempre piano piano.

Così muore la rana , piano piano, bollita.

Vi lascio al contributo di Torba

Rosellina970

Canzoni ispirate al più sano antifascismo militante. Quando potevamo estirpare la mala pianta e non lo abbiamo fatto, per grossa colpa nostra.  Ai voglia a dire che il fascismo si batte  culturalmente, che gli spazi di libertà vadano garantiti a tutti, che se uno è più forte vince argomentando e non vietando, ecc. ecc…

Manco per idea.

Abbiamo visto cosa succede a lasciare questi topi liberi di uscire dalla fogne  ed andare in giro liberamente: si riproducono facilmente e prendono anche il potere. Se avessimo fatto completamente e definitivamente il nostro dovere quando era il tempo ora non ci troveremmo davanti facce di merda come Storace, Gasparri, Brambilla, Mussolini, La Russa, Santanchè, Borghezio, Gentilini, Meloni, Salvini, Calderoli, Alemanno, Buontempo, per non dire lo stesso Berlusconi.

E le centinaia , migliaia dei loro servi per le strade non avrebbero il coraggio di farsi vedere alla luce del sole.

Qualcuno intelligente ed acculturato mi risponda, se ne è capace. 

Torba delle terre della gramigna

Published in: on 21 febbraio 2011 at 19:40  Comments (2)  

La versione comunista dello stato di cose presente

La situazione che è stata creata dalla firma degli accordi Fiat di Mirafiori e di Pomigliano è gravissima. La sottoscrizione di nuove regole fortemente penalizzanti per i lavoratori è solo l’ultima fase di un violento attacco ai diritti di tutti i cittadini che è in atto, nel nostro paese, da ormai molto tempo.
Con gli accordi Fiat viene messo in discussione tutto a partire dal diritto di sciopero e dall’applicazione della democrazia nei luoghi di lavoro. I lavoratori non avranno più la possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali perché questi verranno nominati “dall’alto” e solo da chi ha firmato l’accordo. I ritmi di lavoro saranno sempre più alti, per chi lavora alla catena di montaggio, verranno diminuite le pause. Ci sarà un consistente aumento del carico di lavoro dal momento che sono stabilite un monte ore consistente (fino a 200 ore) di straordinari che i lavoratori saranno obbligati a fare a discrezione dell’azienda. Viene instaurato un sistema “ergonomico” che non permetterà al lavoratore di muoversi e che aumenterà l’alienazione di chi opera in catena di montaggio. Il diritto al dissenso viene cancellato attraverso sanzioni che possono colpire il singolo lavoratore. Sanzioni che potranno arrivare anche al licenziamento per chi eserciterà il diritto di sciopero.
Il primo giorno di malattia potrà non essere retribuito in base a statistiche, imposte dalla direzione aziendale, che stabiliscono la percentuale di assenteismo ammissibile.
Con l’applicazione di questi accordi i lavoratori non saranno più persone ma verranno trasformati in automi, ingranaggi del ciclo produttivo. In pratica i diritti costituzionali verranno bloccati fuori dai cancelli della fabbrica.
A tutto questo hanno dato il loro contributo FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC, UGL che hanno sottoscritto quegli accordi.

Molti dirigenti del maggiore partito di “opposizione parlamentare”, il PD, si sono schierati apertamente con i padroni della Fiat e hanno criticato duramente la posizione della FIOM perché ha deciso di non firmare gli accordi.
Il tentativo è chiaro, si vuole far pagare tutta la crisi ai lavoratori, si vuole far tornare i rapporti di lavoro a situazioni in vigore oltre 50 anni or sono, si vuole isolare la FIOM e chiunque non sia d’accordo con la restaurazione in atto.
Noi comunisti diamo tutta la nostra solidarietà alla FIOM e sosteniamo la decisione di proclamare uno sciopero generale di 8 ore per il prossimo 28 gennaio. Ma non possiamo rimanere in attesa degli eventi.

Dobbiamo produrli, lavorando dappertutto per ostacolare gli inetenti dei nuiovi padroni dele ferriere.

Torba di Gramigna

Published in: on 17 gennaio 2011 at 19:59  Lascia un commento  
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SIAMO TUTTI BLACK BLOC : Avete creato un nuovo proletariato senza futuro e se si incazza vi deve chiedere il permesso?

A proposito di infiltrati falsi ed inesistenti, i black bloc, ed inflitrati veri ed operanti ( stile Kossiga )…Verso la fine del filmato c’è una sorpresina…Guardate questa finta aggressione impossibile come è servita agli sbirri per riprendersi uno di loro inflitrato nel corteo…dopo un po’ finisce tutto a ridere…

ma torniamo a ieri: mentre per le strade esordiva finalmente il nuovo proletariato del terzo millennio, molto scorbutico ed incazzato, nel palazzo si consumava l’ultimo atto delle manovrine interne al regime fascistoide, vedi il bel post di Rosy su La Conoscenza rende liberi.

Molti sono stupiti dell’esito delle votazioni, io no…del resto:

Se un fascista ricco col fucile incontra un fascista povero con la pistola, quest’ultimo è un uomo morto.

E comunque a noi che cazzo ce ne frega? Ieri si è avuta la fotografia della dissoluzione del governo delle destre e per le strade si è certificata l’esistenza dell’unica opposizione vera, quella sociale che si fa politica.

Le vedove di Fini in queste ore sono inconsolabili. E c’é da capirle, hanno scommesso quasi tutta la loro scarsa credibilità politica sulla riuscita della manovra di palazzo.

Uno dei massimi esponenti del berlusconismo di sinistra, abile distruttore della stessa, Massimo D’Alema, oggi ci dice luttuoso che il PD ha fatto bene a scommettere sul terzo polo e che tanto alla fine sia Casini che Fini sono i polli su cui puntare, altro che quei pericolosi sinistrorsi che vorrebbero l’alternativa.

Il povero amministratore di condominio Bersani è inutile che si sforza di andare in piazza e reclamare un modo diverso di far politica, c’é sempre qualche 5° colonna del nano di Arcore che lo tira per i piedi, come gli zombies nei migliori film.

Insomma un mostro flaccido , questa casta di politicanti , con tante teste di cazzo enormi ma piccoli corpi e gambe tremanti a sorreggerli. Di fronte a questo una enorme energia costruttiva e distruttiva saliva dalle piazze e dalle vie di Roma, proprompete e vitale come solo i fenomeni reali sanno essere.

Ieri per le strade c’era una impressionante sensazione di forza che si moltiplica, un un senso di radicalità che non si vedeva da decenni. Decine di migliaia di precari senza futuro, the dark side of the moon, quelli con il culo al freddo senza alcuna chance di metterlo al caldo per i prossimi decenni, questi sono i terribili black bloc che la stampa di regime vuol dividere dal Resto dei manifestanti pacifisti e pacifici. Mai CAZZATA piu’ manifesta: tutti , sottolineo tutti, volevano arrivare a Montecitorio.

Un movimento che si organizza mentre il nano agonizza: il problema di chi parla dei fenomeni senza conoscerli  è che si astrae dalla realtà e diventa un megafono delle cazzate del regime.Da terzigno ai no tav, dai custodi dell’acqua pubblica ai centri sociali di mezza italia, dagli studenti antigelmini alla Fiom antimarchionne, dai terremotati presi per il culo dal bastardo di Arcore ai black book dell’Università pubblica, dagli immigrati contro la Bossi-Fini ai ricercatori tagliati da Tremonti, dai rimasugli del popolo viola alla federazione della sinistra. Questi erano in piazza ieri, questi hanno sfondato i blocchi messi dalle forze dell’ordine in ogni varco del centro storico, chiudendo la città a tutti anche a pasanti e turisti, per paura.

IL POTERE HA PAURA.

C’ è una generazione intera incazzata e rabbiosa perchè non vede sbocchi, non vede futuro ai sacrifici, non vede speranza all’orizzonte, ed allora si organizza. Organizza la propria rabbia. La differenza fra chi è sempre più povero e chi è sempre piu’ ricco aumenta sempre di più fino a divenire intollerabile,  nel senso di  non poter piu’ essere tollerata. Ora , adesso…non fra qualche mese.

Ed allora davanti all’Hotel de Russie, davanti alle finanziarie, davanti alle mercedes ultimo tipo , davanti ai simboloi piu’ deflagranti di questa differenza io capisco e giustifico chi colpisce con rabbia: non sono ricchi borghesi annoiati, a fare questo,  ma nuovi proletari.

Gli infiltrati , Kossiga docet, invece c’erano eccome ma dall’altra parte: ecco qualche prova visiva sulle stranezze di ieri dalle parti delle forze del disordine

TORBA

Published in: on 15 dicembre 2010 at 18:50  Comments (4)  

Se questo è un uomo…no è solo un padrone!!!

Prelevo dal blog di Rosellina970 questa bellissima lettera ripresa dal numero di ottobre di Nuova Resistenza.

Da Nuova Resistenza, numero 8 di ottobre 2010

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odo-rava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica. L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo. L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze. Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla glo-balizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto di-rettori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chie-dere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro. Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su ” La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Dea-glio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al mini-mo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte, teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010. Pen-sare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesi-ma volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità.

Luca Mazzucco

Per le considerazioni di Rosellina , che peraltro condivido, sul virus berlusconico che ha colpito molte anime belle della sinistra moderata divenuta un esercito di replicanti vi rimando al post

Con le anime morte berlusconizzate non si costruisce una opposizione!

TORBA DI GRAMIGNA

Published in: on 13 ottobre 2010 at 21:51  Comments (20)  
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Le destre ci travolgono di finte liti fino alle coliche finali

La montagna ha partotiro un topolino. Le contraddizioni di potere all’interno delle destre mafiose di governo sembravano portare ad un divorzio od ad una espulsione dell’ex fascista Fini dal pdl.

Ma il pagliaccio di Arcore per ora ha solo sospeso i seguaci di Fini dal partito approvando un documento di sfiducia per il Presdiente della Camera che in sostanza non lo condiziona più di tanto ed anzi gli permette di fare il martire, organizzando la riscossa dei suoi parlamentari che in circa 40 avrebbero risposto alla fiducia di Fini.

Insomma Berlsuconi non ha avuto menemmeno le palle per espellere il suo ex camerata, per paura che gli facesse un ricorso d’urgenza dal giudice exa rt. 700 c.p.c….

Questi delinquenti delle destre più becere del mondo sono alla frutta e ci stanno travolgendo di stronzate nelle loro coliche finali, così come racconta la compagna Rosellina970 nel suo bel post che qui ripropongo.

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ROMA Non espulsione, ma dura censura politica, deferimento ai probiviri e «sospensione» per alcuni mesi (da tre a sei) dal Popolo della libertà, in attesa di un ravvedimento dei «ribelli». Poi si vedrà. Questa l’indicazione che emerge da alcune indiscrezioni dall’ufficio di presidenza del Pdl, che è stato convocato alle 19 dopo che, nel pomeriggio, si era svolto a Palazzo Grazioli il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del partito, per fare il punto della situazione. Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata saranno deferiti al collegio dei probiviri. Questo, a quanto si apprende, è stato comunicato dai coordinatori del Pdl (Bondi, Verdini e La Russa) ai partecipanti all’ufficio di presidenza. Il provvedimento è contenuto in un allegato al documento politico che il vertice sta esaminando.

DOCUMENTO – «Non ci sono più le condizioni per restare nella stessa casa». Questo sarebbe l’inizio del documento nel quale Fini, Bocchino, Granata e Briguglio verrebbero considerati «politicamente» fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati. Ma il documento, dicono le fonti, sarebbe suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di presidenza (di cui lo stesso Bocchino fa parte). Rilevante sarebbe il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi non sono più «politicamente vicini al Pdl».

VIE LEGALI – La via della sospensione sarebbe meno rischiosa rispetto all’ipotesi di una espulsione. In quest’ultimo caso, infatti, Fini potrebbe ricorrere alle vie legali, appellandosi al giudice ordinario, sulla base dell’articolo 700 del Codice di procedura civile. Il presidente della Camera ha rivelato il progetto ad alcuni dei suoi. Il piano al momento resta l’ultima risorsa, ma metterebbe il Pdl nelle mani della magistratura. L’ex leader di An potrebbe infatti chiedere ai giudici il reintegro immediato degli esponenti sospesi dal partito. «Avrebbe anche buone possibilità di riuscita», ammette una fonte parlamentare del partito. Il ricorso avrebbe conseguenze politiche devastanti. «Un ricorso provocherebbe ulteriori danni di immagine», dice un deputato berlusconiano.

LA TREGUA RIFIUTATA – La scelta della sospensione arriva dopo una notte insonne e di passione tra mercoledì e giovedì alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, Berlusconi ha spiegato che l’offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l’impegno con gli italiani» (avanzata attraverso un’intervista a Il Foglio, appunto) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier e gli altri partecipanti, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta mercoledì mattina e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.

I FINIANI SI ORGANIZZANO – Ovviamente i finiani non sono rimasti a guardare, anzi stanno organizzando gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato e in entrambi i rami del Parlamento avrebbero i numeri sufficienti per farlo. Tutto però resta in sospeso in attesa di conoscere il testo definitivo della «scomunica».

Dovremmo trepidare per questi onumcoli che per sete di potere si “ravvedono” e fanno la guerra al loro sultano , infallibile fino a qualche mese fa?

Dovremmo continuare a farci distrarre sapientemente dai problemi del paese, primo fra tutti quello economico-fjnanziario per cui si é scelto di far pagare la crisi sempre ai soliti noti?

continua qui il post di Rosy

Torba

Published in: on 29 luglio 2010 at 23:46  Lascia un commento  
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Deflagrano le contraddizioni mafia – politica nella destra: il governo è ormai in scadenza come uno Yogurt…

Ricevo da Alfonso un bel post sull’attuale situazione politica e lo pubblico volentieri.

Torba

Caos nella maggioranza: i finiani ( oggi Granata) in appoggio ai ragionamenti di Pisanu, ministro dell’interno e antico sodale di berlusconi, che sempre oggi ha smentito la sentenza e ricacciato in gola le urla di soddisfazione dei Capezzones, contenti( ? ) per i soli 7 anni di reclusione affibbiati a Dell’Utri.

Pisanu ha infatti ribadito che una trattativa Mafia -Politica ci fu eccome nel 1992-1993, mandando in bestia Berlusconi ed i suoi.

Ieri anche i giovani del PDL avevano fatto soffrire il nostro Al Cafone, dichiarando che i condannati per mafia andavano espulsi dal partito e che i loro eroi erano Falcomne e Borsellino, non il mafioso Mangano.

(AGI) – Roma, 30 giu. – “Oggi e’ stata una giornata importante in Commissione Parlamentare Antimafia,grazie alla relazione di Beppe Pisanu, il presidente ha infatti rilanciato con sapiente tempistica e profondita’ di analisi, la tesi che le stragi del 92 non sono solo di mafia ma coinvolgono mandanti dotati di strategia politica e che le stesse coinvolgono settori deviati dello Stato”. Lo dice Fabio Granata, vice presidente della commissione antimafia, che torna sul ‘caso Dell’Utri’ sostenendo che “chi, in Parlamento rappresenta il popolo italiano e vuole esserne degno non definisca mai piu’ eroe un volgare e sanguinario capomafia”. “Importante e straordinaria la documentata ipotesi della trattativa – aggiunge – anche alla luce della revoca di centinaia di misure di 41 bis nei confronti dei vertici di Cosa Nostra in concomitanza con la cattura di Riina e con la fine della strategia stragista – prosegue il parlamentare del PDL – la Commissione Parlamentare Antimafia tra qualche giorno andra’ a Palermo a dimostrazione che sulle stragi e sulle responsabilita’ delle stesse non e’stata posta alcuna pietra tombale, come qualcuno si augurava. Noi vogliamo verita’ e giustizia su quella stagione e sui responsabili della trattativa con la mafia e finche’ non si accertera’ chi ha voluto la morte di Paolo Borsellino, nessuno potra’ costruire in Italia un futuro degno di questo nome. E chi, in Parlamento -conclude Granata – rappresenta il popolo italiano e vuole esserne degno non definisca mai piu’ eroe un volgare e sanguinario capomafia”

Le contraddizioni interne alle destre del malgoverno sembrano esplodere una dopo l’altra in questi giorni.

La sentenza d’Appello Dell’Utri ha condannato il senatore a 7 anni di galera( leggi qui il post sulla sentenza), dichiarandolo mafioso ma solo fino al 1992, poi si sarebbe redento. Tutto ciò stona con la storia di questo paese, ma evidentemente i giudici non hanno voluto considerare le testimonianze successive alla sentenza di primo grado.

Come tutti sanno è questo il fasciscolo che fa perdere il sonno e la ragione al nostro pagliaccio di Arcore ( leggi qui ) perchè concerne l’origine di Forza Italia negli anni in cui la mafia con le stragi di Riina, lanciava segnali al mondo politico.

Ma leggeremo le motivazioni per capire come mai in Appello certe circostanze non hanno trovato riscontro.

Cetto è che nel mondo berlusconico è un via vai di coltellate e risse sempre progressivamente più deflagranti, come se il vecchio padre fascista di questo governo e di Berlusconi , Licio Gelli, conoscesse anche la data di scadenza di questo indigeribile prodotto chiamato Berlusconi.

Prima Bertolaso, poi Lunardi ed ora Brancher, per non dire di Scaloja, Cosentino e Di Gerolamo: sono i cognomi della corruzione e della mafia che stanno squassando dall’interno il governo più delinquenziale della storia d’Europa.

Avrei preferito e preferirei tutt’ora che i motivi di dissenso economico fossero prevalenti, basti pensare al contratto modello di Pomigliano, all’aumento delle tasse vertiginoso, alle centomila contraddizioni economiche di questa crisi.

Sembra invece che i motivi interni e giudiziari siano ancor più determinanti  e lo yogurt berlusconi sia ormai un prodotto a scadenza breve, forse questa estate stessa.

Prepariamoci.

Alfonso

Published in: on 30 giugno 2010 at 17:51  Comments (2)  
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Il conformismo fascista anche sul fronte economico: il Piano C di Marchionne

Mentre si restringono sempre di più gli spazi di democrazia ed autorganizzazione, gli operai della Fiat di Pomigliano conoscono per primi la faccia violenta della nuova Fiat.

Si tratta di prove tecniche di fascismo economico, mentRe nell’aria suona sinistra la voce di Gelli che riprende l’allievo Berlusconi perchè perde troppo tempo in goliardie invece di concentrarsi nell’istaurazione del regime.

Ecco un bel post esplicativo di Crazyhorse70 da La Conoscenza rende liberi.

TORBA

La massoneria piduista manda l’avviso di sfratto al governo dell’anestesia con un sottinteso: fallo sto fascismo, completa l’opera senza fare troppo il gigione…e fallo in fretta  prima che il caos finanziario diventi tremendamente economico e si ridia fiato a movimenti e ribellioni socialistoidi.

Non che un po’ di lavoro  il pagliaccio di Arcore non lo avesse fatto in quella direzione , sono anni che parliamo solo  di magistratura da metter all’angolo ed informazione da comprare o comprimere “…vi si producevano giornali spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali composte da una specie di caleidoscopio detto versificatore…” da “1984″, di George Orwell.

Per non dire dei tentativi – diversi anche riusciti  – di leggi sfascia costituzione.

Però il tutto aveva ed ha un sapore di affare esasperatamente personale ,  invece che di una pedissequa esecuzione di un piano reazionario come quello del maestro.

Gelli ha ragione : il fascismo o si attua compiutamente in tutte le sue forme ed in tutte le sue necessarie durezze e nefandezze , altrimenti non funziona !

Peraltro la strada stretta – un tempo – della reazione si era mano mano allargata con l’aiuto dei perfetti idioti  e/o dei complici della sinistra debole e confusa e piena di massoni che grosso modo ha mostrato di volere molte cose che andavano in quella direzione. Certo loro le chiedono con più ritegno e meno strappi, ma molti colpi di piccone li hanno messi a segno anche loro.

Un esempio? Il precariato è stato  introdotto da Treu, la riforma controriforma dell’autonomia scolastica l’ha anticipata Luigi Berlinguer, i CPT per segregare i migranti è una ideuzza della Turco Napolitano …

Ma l’esempio più grosso di lenta progressiva irresponsabile distruzione della Costituzione è l’attuale vicenda di  Pomigliano,  dove i lavoratori sono stati messi in condizione di subire un ricatto odioso : perdere il lavoro oppure diventare schiavi.

Cancellata la malattia ed il diritto di sciopero, turni massacranti ed anche un bel grazie al prode Marchionnne per aver gentilmente concesso di continuare a fare la Panda in Campania.

Ma il factotum della Fiat non vuole vincere, gli serve l’unanimità. Ed ecco che in soccorso si muovono tanti mediatori interessati alla cartina di tornasole Pomigliano.

Basta dare un’occhiata a cosa scrive Repubblica, sentire cosa dice in proposito Veltroni e Fassino e così via.

E tutto un bel partecipare all’accerchiamento del lavoratore per terrorizzarlo e costringerlo al si al referendum.  Ma è anche una occasione da non perdere per ristrutturare i rapporti aziendali, per sempre.

Ma neanche così la cosa è accettabile  per Marchionne…

continua su La Conoscenza rende liberi il post originale di cavallo matto sul Piano C di Marchionne, sul soccorso ai padroni compiuto da giornali come Repubblica e sul nuovo conformismo fascista

TORBA DI GRAMIGNA

Published in: on 22 giugno 2010 at 14:11  Lascia un commento  
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