Le destre ci travolgono di finte liti fino alle coliche finali

La montagna ha partotiro un topolino. Le contraddizioni di potere all’interno delle destre mafiose di governo sembravano portare ad un divorzio od ad una espulsione dell’ex fascista Fini dal pdl.

Ma il pagliaccio di Arcore per ora ha solo sospeso i seguaci di Fini dal partito approvando un documento di sfiducia per il Presdiente della Camera che in sostanza non lo condiziona più di tanto ed anzi gli permette di fare il martire, organizzando la riscossa dei suoi parlamentari che in circa 40 avrebbero risposto alla fiducia di Fini.

Insomma Berlsuconi non ha avuto menemmeno le palle per espellere il suo ex camerata, per paura che gli facesse un ricorso d’urgenza dal giudice exa rt. 700 c.p.c….

Questi delinquenti delle destre più becere del mondo sono alla frutta e ci stanno travolgendo di stronzate nelle loro coliche finali, così come racconta la compagna Rosellina970 nel suo bel post che qui ripropongo.

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ROMA Non espulsione, ma dura censura politica, deferimento ai probiviri e «sospensione» per alcuni mesi (da tre a sei) dal Popolo della libertà, in attesa di un ravvedimento dei «ribelli». Poi si vedrà. Questa l’indicazione che emerge da alcune indiscrezioni dall’ufficio di presidenza del Pdl, che è stato convocato alle 19 dopo che, nel pomeriggio, si era svolto a Palazzo Grazioli il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del partito, per fare il punto della situazione. Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata saranno deferiti al collegio dei probiviri. Questo, a quanto si apprende, è stato comunicato dai coordinatori del Pdl (Bondi, Verdini e La Russa) ai partecipanti all’ufficio di presidenza. Il provvedimento è contenuto in un allegato al documento politico che il vertice sta esaminando.

DOCUMENTO – «Non ci sono più le condizioni per restare nella stessa casa». Questo sarebbe l’inizio del documento nel quale Fini, Bocchino, Granata e Briguglio verrebbero considerati «politicamente» fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati. Ma il documento, dicono le fonti, sarebbe suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di presidenza (di cui lo stesso Bocchino fa parte). Rilevante sarebbe il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi non sono più «politicamente vicini al Pdl».

VIE LEGALI – La via della sospensione sarebbe meno rischiosa rispetto all’ipotesi di una espulsione. In quest’ultimo caso, infatti, Fini potrebbe ricorrere alle vie legali, appellandosi al giudice ordinario, sulla base dell’articolo 700 del Codice di procedura civile. Il presidente della Camera ha rivelato il progetto ad alcuni dei suoi. Il piano al momento resta l’ultima risorsa, ma metterebbe il Pdl nelle mani della magistratura. L’ex leader di An potrebbe infatti chiedere ai giudici il reintegro immediato degli esponenti sospesi dal partito. «Avrebbe anche buone possibilità di riuscita», ammette una fonte parlamentare del partito. Il ricorso avrebbe conseguenze politiche devastanti. «Un ricorso provocherebbe ulteriori danni di immagine», dice un deputato berlusconiano.

LA TREGUA RIFIUTATA – La scelta della sospensione arriva dopo una notte insonne e di passione tra mercoledì e giovedì alla fine della quale, dopo un lungo confronto al quale ha preso parte anche Giuliano Ferrara, Berlusconi ha spiegato che l’offerta di tregua di Gianfranco Fini, «resettiamo tutto e onoriamo l’impegno con gli italiani» (avanzata attraverso un’intervista a Il Foglio, appunto) è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice durato oltre quattro ore a Palazzo Grazioli, il premier e gli altri partecipanti, secondo quanto riferito da diversi presenti, non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta mercoledì mattina e messa nero su bianco in nottata in un duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.

I FINIANI SI ORGANIZZANO – Ovviamente i finiani non sono rimasti a guardare, anzi stanno organizzando gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato e in entrambi i rami del Parlamento avrebbero i numeri sufficienti per farlo. Tutto però resta in sospeso in attesa di conoscere il testo definitivo della «scomunica».

Dovremmo trepidare per questi onumcoli che per sete di potere si “ravvedono” e fanno la guerra al loro sultano , infallibile fino a qualche mese fa?

Dovremmo continuare a farci distrarre sapientemente dai problemi del paese, primo fra tutti quello economico-fjnanziario per cui si é scelto di far pagare la crisi sempre ai soliti noti?

continua qui il post di Rosy

Torba

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Published in: on 29 luglio 2010 at 23:46  Lascia un commento  
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